Trio Napolincanto: “Partono ‘e bastimente”

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In anteprima a TechnologyBIZ il nuovo spettacolo del trio napoletano

Trio Napolincanto: “Partono ‘e bastimente”

I Napolincanto TechnologyBIZ

di Giovanna Annunziata

Il gruppo Napolincanto è ormai il beniamino della community di TechnologyBIZ, dunque Gianni Aversano, Ferdinando Piscopo e Domenico De Luca saranno anche quest’anno al Social Event di TBIZ, l’otto novembre al Bagnoli Hub a Napoli in via Diocleziano..

 

Il Trio Napolincanto

Il gruppo Napolincanto è stato costituito nel ‘97 da Gianni Aversano, insegnante di storia e filosofia, cantante, attore, chitarrista, autore, dal 2008 voce solista dell’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna. A Gianni si aggrega il mandolinista Ferdinando Piscopo, compositore di musica elettronica che ha suonato con i Virtuosi di San Martino e con Sergio Bruni. Completa il gruppo il chitarrista e compositore Domenico De Luca. In alcune particolari occasioni, la formazione si arricchisce della presenza scenica e musicale della bravissima Valentina Ferraiuolo alle percussioni e alla voce. Particolarità del Trio è mettere in risalto, attraverso una forma di teatro-canzone che coinvolge ed affabula, la storia di un popolo eccezionale, il senso religioso e l’esaltazione dell’umano che sono al fondo delle opere più celebri dell’arte napoletana.

 

Il Trio avvia subito una notevole attività concertistica, dalle celebrazioni per Carl Orff in Germania, al trionfo riscosso al Donizetti di Bergamo, fino al concerto privato per Joseph Ratzinger - di lì a poco Papa Benedetto XVI - che alla fine affermò: “Vi ringrazio per avermi fatto conoscere Napoli al di là della astratte sociologie”. Non mancano album in studio e dal vivo: Scetate e guarda (2004), Napolincanto Live (2005), Napule, popolo e Dio (2006), Rosa, Preta e Stella (2008).

 

Inaugurando il Festival di Pentecoste 2008 a Salisburgo, il maestro Muti ha dichiarato: “E’ chiaro che tutto è nato qui [a Napoli]; forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non avesse conosciuto l’opera napoletana”. Dalle stesse considerazioni nasce l’esordio teatrale dei Napolincanto, l’operetta buffa originale dal titolo “Mozart e Pulcinella. Serenata buffa di una notte napoletana”, nella quale tra esecuzioni di arie mozartiane e brani popolari del ‘700 napoletano, si racconta della permanenza di Mozart a Napoli e di quanto questi abbia attinto da quell’immenso patrimonio artistico. Il Tg1 Musica, il Tg2, "La Stanza della Musica" su Radio 3, Radio Vaticana, L’Espresso, L’Avvenire e tanti quotidiani regionali hanno dato notizia dell’attività del Trio.

 

Napolincanto per TechnologyBIZ

Incontriamo Gianni Aversano prima della partenza dei Napolincanto per una nuova tournée negli Stati Uniti, sperando di poter avere da lui qualche significativa anticipazione sul concerto dell’otto novembre.

 

-         Gianni, qual è il filo conduttore della vostra opera in un contesto tanto vasto come l’arte musicale napoletana?

La canzone napoletana è prima di tutto poesia e quindi non la si può affrontare senza partire dai testi. E non a caso i testi più belli hanno musiche altrettanto belle. Allora, in un modo originale, mettiamo insieme brani che seguono un filo rosso legato a qualche aspetto dell’umano: il desiderio della Bellezza, l’amore come sacrifici, il senso religioso. Non trascuriamo di inserire delle rotture gustose che in uno spettacolo non deve mancare, e così mentre si sta su tematiche leopardiane arriva la dissacrazione napoletana con macchiette gustosissime.

 

-         I tuoi concerti ricordano allo spettatore che la musica sacra comprende anche la canzone popolare. Parlaci di questa tua particolare sensibilità.

Fu il maestro de Simone a confermarmi che non c’è tradizione se non religiosa. Del resto fu Sant’Alfonso ad inventare la canzoncina religiosa che ha dettato poi le regole a tutta la penisola. Quando scrisse “Tu scendi dalle stelle” unificò l’Italia prima di ogni altra unificazione forzata...

Io continuo a dire che il canto è espressione di un desiderio di infinito. E’ l’espressione di un’armonia che ti prende ed è capace di cambiarti il cuore. Vedi i film Mission, Il pianista, Les Choristes... sono esempi chiari di come la portata della musica sia di una fattezza spirituale. I monaci buddisti amano le canzoni napoletane perché a parere loro portano dentro quella malinconia che è proprio il sentimento che suscita il Mistero che ti tocca ma non si lascia afferrare.

 

-         I vostri concerti in Italia riscuotono sempre grande successo di pubblico, ma all’estero dagli Stati Uniti alla Russia come reagisce il pubblico? Arrivano ‘e bastimente?

Il desiderio della bellezza è universale. Quindi, se non trascuri di dire e quindi di tradurre anche agli americani o a quelli del Circolo Polare Artico (dove di recente siamo stati) quelle parole che queste canzoni contengono, allora il successo è assicurato.

 

-         Dopo “Rosa, Preta e Stella” e “Mozart e Pulcinella” presenterete a TBIZ un nuovo spettacolo di celebrazione del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Puoi anticiparne i contenuti?

Noi festeggiamo ma non dimentichiamo come questa unificazione è avvenuta. Non dimentichiamo la grandezza che il Sud è stato. Non eravamo il Paradiso in terra ma avevamo dei primati ed una condizione che ci permetteva di vivere, seppure in tutte le difficoltà, non peggio dei poveri del Nord. Quindi il nuovo spettacolo “Partono ‘e bastimente” vuole ripercorrere quegli avvenimenti che videro nascere la “questione meridionale”. Noi non eravamo meridionali, eravamo un’altra cosa. Lo spettacolo in modo leggero e non nostalgico vuole ricordare quello che eravamo e quello che ancora possiamo essere (visto che crisi era allora e crisi è oggi). Dai Sanfedisti agli Americani, duecento anni di storia che ci hanno visto sempre al centro delle vicende internazionali.

 

-         Per concludere una curiosità, come vive la tecnologia un artista cultore della tradizione come te? Vedo che hai un iPhone…

Noi tre siamo ipertecnologici. A dimostrazione di ciò dico che da soli ci gestiamo i sofisticati sistemi di amplificazione e da soli registriamo per farne i dischi. Abbiamo avuto, per far fronte ai tour, i primi navigatori, i primi iPhone.

 

 


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